L'INTERVISTA
Il teatro con i giovani  vuol dire anche difendere la vulnerabilità
É Camilla Parini la regista a cui è stato affidato il primo appuntamento di un progetto triennale nato in seno al FIT( dal 2026 al 2027 tre produzioni in totale), "Sentieri Selvaggi"...

LASER
RSI_Cartoline da Sentieri Selvaggi
Ma di quali Sentieri stiamo parlando, chi sono questi ragazzi, e soprattutto, perché si sono messi in gioco?..

EOLO
Dal report di Eolo sul festival milanese "Segnali"

"Se volevo vivere sotto pressione nascevo pentola" osservata attraverso tre sguardi di diversa età, dal più anziano, che ce ne spiega anche il contesto, al più giovane.

 


 

DEBUTTO ottobre 2025 nell'ambito del FIT Festival

♦ IN TOUR 2026

Festival Segnali, Milano
Teatro Munari Laboratorio 1

5 Maggio  14.30/17.35/21.00
6 Maggio  09.00/12.30/16.00
7 Maggio 16.15/20.30

Festival Territori, Bellinzona
Scuola Media La Traccia - Via Nocca
6 Giugno  11.00/15.00/18.00

Festival Castel dei Mondi, Andria
settembre 2026 in via di definizione

Il peso della farfalla, Bari
settembre 2026 in via di definizione

LAC Stagione 2026/2027, Lugano
Date, luoghi e orari in via di definizione

 

 

 

 

 

IN TOUR

SE VOLEVO VIVERE SOTTO PRESSIONE
NASCEVO PENTOLA

CAMILLA PARINI (CH)


 

 

Se volevo vivere sotto pressione nascevo pentola é un intreccio di voci e parole scritte che rivendicano la vulnerabilità come un diritto.
Il tempo di una lezione scolastica per creare uno spazio
di ascolto inedito e profondo. 

L’adolescenza – racconta Camilla Parini – è quell’età sulla soglia, in bilico tra il chi ci dice che cosa dobbiamo fare e il cominciare a chiederci che cosa effettivamente vogliamo fare. 

Chi vogliamo essere? Con questo lavoro, sviluppato insieme a ragazze e ragazzi tra i 16 e i 22 anni (nato all’interno di un progetto triennale di co-creazione),
siamo andatə alla ricerca delle cose che al mondo volevamo dire, nel tentativo di provare a misurare quel confine che ci separa dal mondo o che al mondo ci unisce.

Il nostro augurio è quello, attraverso una risignificazione degli sguardi, di tornare a metterci in contatto con le tracce della nostra adolescenza, di quel luogo di confine tra l’essere e il non essere, tra il non essere più, il non essere mai stati, o il non essere ancora. Alla riscoperta di quella sensibilità, di quella vulnerabilità e di quel potenziale sovversivo e rivoluzionario che appartiene, per natura, all’età dell’adolescenza.

Ad un certo punto del nostro percorso ho proposto loro di lavorare su dei diari personali da inserire all’interno della nostra installazione performativa.
Volevo che potessero sentirsi liber* di esprimersi e che ciascuno potesse dar voce alla sua urgenza personale, ma volevo anche che si sentissero tutelat* nel farlo.
La strada dei diari ha permesso, oltre che di poter gestire il lavoro a distanza, di tuffarsi nella profondità di un processo artistico personale pur restando all’interno di una cornice collettiva. Sapevano che il diario sarebbe diventato pubblico e, con questa consapevolezza, hanno deciso che cosa volevano dire e come volevano farlo.
Sono pagine piene di tentativi, di identità che si cercano e di poesia che nasce nonostante tutto.

Una condivisione di segreti per i giovani e per gli adulti un’esortazione: “Avete ancora una possibilità, ma dovete essere consapevoli che sarà una rivoluzione interiore quella che vi spetta.  O reimparate ad ascoltarci, oppure la distanza che si produrrà tra di noi sarà incolmabile.”
Amelia C. Il mio j’accuse al mondo degli adulti

 


 
 
 


concetto, regia, guida di Camilla Parini
con la partecipazione e la creazione di Chiara Fabiani, Linda Jam, Alisina Mohammadi, Jayron Molteni, Mohammad Rahmati, Katarina Ristanovic, Edy Sardei, Eleonora Sartori, Serena Shala, Beatrice Spini, Timmothy Tekle, Manila Tunesi, Giulia Vitale, Arianna Zimmermann
assistente di produzione Joséphine Bohr
testo Camilla Parini, Anna Uccelli
supporto drammaturgico Paola Tripoli
collaborazione artistica Simon Waldvogel
responsabile e coordinamento del progetto Katia Gandolfi
video e foto Fabio Bilardo
social media manager Latitude46
il progetto triennale Sentieri selvaggi è sostenuto da UFC Ufficio Federale della Cultura, Stanley Thomas Johnson Stiftung, Cornelius Knüpffer Stiftung, Fondazione Weak Ends
contributo annuale alla creazione artistica 2025 Cantone Ticino, DECS/Fondo Swisslos
ideazione, produzione esecutiva, organizzazione, comunicazione del progetto FIT Festival
produzione artistica FIT Festival nell’ambito del progetto Sentieri Selvaggi

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DIDATTICA

VIDEO INTEGRALE SU RICHIESTA

IN TOUR

L'INTERVISTA
Il teatro con i giovani  vuol dire anche difendere la vulnerabilità
É Camilla Parini la regista a cui è stato affidato il primo appuntamento di un progetto triennale nato in seno al FIT( dal 2026 al 2027 tre produzioni in totale), "Sentieri Selvaggi"...

LASER
RSI_Cartoline da Sentieri Selvaggi
Ma di quali Sentieri stiamo parlando, chi sono questi ragazzi, e soprattutto, perché si sono messi in gioco?..

EOLO
Dal report di Eolo sul festival milanese "Segnali"

"Se volevo vivere sotto pressione nascevo pentola" osservata attraverso tre sguardi di diversa età, dal più anziano, che ce ne spiega anche il contesto, al più giovane.

 


 

DEBUTTO ottobre 2025 nell'ambito del FIT Festival

♦ IN TOUR 2026

Festival Segnali, Milano
Teatro Munari Laboratorio 1

5 Maggio  14.30/17.35/21.00
6 Maggio  09.00/12.30/16.00
7 Maggio 16.15/20.30

Festival Territori, Bellinzona
Scuola Media La Traccia - Via Nocca
6 Giugno  11.00/15.00/18.00

Festival Castel dei Mondi, Andria
settembre 2026 in via di definizione

Il peso della farfalla, Bari
settembre 2026 in via di definizione

LAC Stagione 2026/2027, Lugano
Date, luoghi e orari in via di definizione

 

 

 

 

 

SE VOLEVO VIVERE SOTTO PRESSIONE
NASCEVO PENTOLA

CAMILLA PARINI (CH)


 

 

Se volevo vivere sotto pressione nascevo pentola é un intreccio di voci e parole scritte che rivendicano la vulnerabilità come un diritto.
Il tempo di una lezione scolastica per creare uno spazio
di ascolto inedito e profondo. 

L’adolescenza – racconta Camilla Parini – è quell’età sulla soglia, in bilico tra il chi ci dice che cosa dobbiamo fare e il cominciare a chiederci che cosa effettivamente vogliamo fare. 

Chi vogliamo essere? Con questo lavoro, sviluppato insieme a ragazze e ragazzi tra i 16 e i 22 anni (nato all’interno di un progetto triennale di co-creazione),
siamo andatə alla ricerca delle cose che al mondo volevamo dire, nel tentativo di provare a misurare quel confine che ci separa dal mondo o che al mondo ci unisce.

Il nostro augurio è quello, attraverso una risignificazione degli sguardi, di tornare a metterci in contatto con le tracce della nostra adolescenza, di quel luogo di confine tra l’essere e il non essere, tra il non essere più, il non essere mai stati, o il non essere ancora. Alla riscoperta di quella sensibilità, di quella vulnerabilità e di quel potenziale sovversivo e rivoluzionario che appartiene, per natura, all’età dell’adolescenza.

Ad un certo punto del nostro percorso ho proposto loro di lavorare su dei diari personali da inserire all’interno della nostra installazione performativa.
Volevo che potessero sentirsi liber* di esprimersi e che ciascuno potesse dar voce alla sua urgenza personale, ma volevo anche che si sentissero tutelat* nel farlo.
La strada dei diari ha permesso, oltre che di poter gestire il lavoro a distanza, di tuffarsi nella profondità di un processo artistico personale pur restando all’interno di una cornice collettiva. Sapevano che il diario sarebbe diventato pubblico e, con questa consapevolezza, hanno deciso che cosa volevano dire e come volevano farlo.
Sono pagine piene di tentativi, di identità che si cercano e di poesia che nasce nonostante tutto.

Una condivisione di segreti per i giovani e per gli adulti un’esortazione: “Avete ancora una possibilità, ma dovete essere consapevoli che sarà una rivoluzione interiore quella che vi spetta.  O reimparate ad ascoltarci, oppure la distanza che si produrrà tra di noi sarà incolmabile.”
Amelia C. Il mio j’accuse al mondo degli adulti

 


 
 
 


concetto, regia, guida di Camilla Parini
con la partecipazione e la creazione di Chiara Fabiani, Linda Jam, Alisina Mohammadi, Jayron Molteni, Mohammad Rahmati, Katarina Ristanovic, Edy Sardei, Eleonora Sartori, Serena Shala, Beatrice Spini, Timmothy Tekle, Manila Tunesi, Giulia Vitale, Arianna Zimmermann
assistente di produzione Joséphine Bohr
testo Camilla Parini, Anna Uccelli
supporto drammaturgico Paola Tripoli
collaborazione artistica Simon Waldvogel
responsabile e coordinamento del progetto Katia Gandolfi
video e foto Fabio Bilardo
social media manager Latitude46
il progetto triennale Sentieri selvaggi è sostenuto da UFC Ufficio Federale della Cultura, Stanley Thomas Johnson Stiftung, Cornelius Knüpffer Stiftung, Fondazione Weak Ends
contributo annuale alla creazione artistica 2025 Cantone Ticino, DECS/Fondo Swisslos
ideazione, produzione esecutiva, organizzazione, comunicazione del progetto FIT Festival
produzione artistica FIT Festival nell’ambito del progetto Sentieri Selvaggi

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DIDATTICA

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