SE VOLEVO VIVERE SOTTO PRESSIONE
NASCEVO PENTOLA
CAMILLA PARINI (CH)
Se volevo vivere sotto pressione nascevo pentola é un intreccio di voci e parole scritte che rivendicano la vulnerabilità come un diritto.
Il tempo di una lezione scolastica per creare uno spazio
di ascolto inedito e profondo.
L’adolescenza – racconta Camilla Parini – è quell’età sulla soglia, in bilico tra il chi ci dice che cosa dobbiamo fare e il cominciare a chiederci che cosa effettivamente vogliamo fare.
Chi vogliamo essere? Con questo lavoro, sviluppato insieme a ragazze e ragazzi tra i 16 e i 22 anni (nato all’interno di un progetto triennale di co-creazione),
siamo andatə alla ricerca delle cose che al mondo volevamo dire, nel tentativo di provare a misurare quel confine che ci separa dal mondo o che al mondo ci unisce.
Il nostro augurio è quello, attraverso una risignificazione degli sguardi, di tornare a metterci in contatto con le tracce della nostra adolescenza, di quel luogo di confine tra l’essere e il non essere, tra il non essere più, il non essere mai stati, o il non essere ancora. Alla riscoperta di quella sensibilità, di quella vulnerabilità e di quel potenziale sovversivo e rivoluzionario che appartiene, per natura, all’età dell’adolescenza.
Ad un certo punto del nostro percorso ho proposto loro di lavorare su dei diari personali da inserire all’interno della nostra installazione performativa.
Volevo che potessero sentirsi liber* di esprimersi e che ciascuno potesse dar voce alla sua urgenza personale, ma volevo anche che si sentissero tutelat* nel farlo.
La strada dei diari ha permesso, oltre che di poter gestire il lavoro a distanza, di tuffarsi nella profondità di un processo artistico personale pur restando all’interno di una cornice collettiva. Sapevano che il diario sarebbe diventato pubblico e, con questa consapevolezza, hanno deciso che cosa volevano dire e come volevano farlo.
Sono pagine piene di tentativi, di identità che si cercano e di poesia che nasce nonostante tutto.
Una condivisione di segreti per i giovani e per gli adulti un’esortazione: “Avete ancora una possibilità, ma dovete essere consapevoli che sarà una rivoluzione interiore quella che vi spetta. O reimparate ad ascoltarci, oppure la distanza che si produrrà tra di noi sarà incolmabile.”
Amelia C. Il mio j’accuse al mondo degli adulti
concetto, regia, guida di Camilla Parini
con la partecipazione e la creazione di Chiara Fabiani, Linda Jam, Alisina Mohammadi, Jayron Molteni, Mohammad Rahmati, Katarina Ristanovic, Edy Sardei, Eleonora Sartori, Serena Shala, Beatrice Spini, Timmothy Tekle, Manila Tunesi, Giulia Vitale, Arianna Zimmermann
assistente di produzione Joséphine Bohr
testo Camilla Parini, Anna Uccelli
supporto drammaturgico Paola Tripoli
collaborazione artistica Simon Waldvogel
responsabile e coordinamento del progetto Katia Gandolfi
video e foto Fabio Bilardo
social media manager Latitude46
il progetto triennale Sentieri selvaggi è sostenuto da UFC Ufficio Federale della Cultura, Stanley Thomas Johnson Stiftung, Cornelius Knüpffer Stiftung, Fondazione Weak Ends
contributo annuale alla creazione artistica 2025 Cantone Ticino, DECS/Fondo Swisslos
ideazione, produzione esecutiva, organizzazione, comunicazione del progetto FIT Festival
produzione artistica FIT Festival nell’ambito del progetto Sentieri Selvaggi
SCHEDA DIDATTICA
VIDEO INTEGRALE SU RICHIESTA



