Ottobre 1943: Heinrich Himmler raduna tutti i capi del partito nazista del Reich nella città polacca di Poznan, per informarli della decisione del regime di sterminare completamente la popolazione ebraica d’Europa. Prima di farlo, però, il comandante fa sistemare due fonografi davanti a tutti per registrare il discorso su due dischi. Tuttavia, contrariamente a quanto si pensa, non sono le parole di Himmler a essere registrate, ma il silenzio della sala.
Con Magda Toffler – la seconda opera in cui egli stesso sale sul palco (la prima già ospite al FIT nel 2019) – Boris Nikitin scava a fondo negli strati più nascosti del XX secolo europeo. Anche in questo caso, la messa in scena è ridotta a pochi elementi: una sedia, un manoscritto e l’artista stesso.
Le opere di Nikitin sono note per il loro confine tra teatro di finzione e performance, tra documentario e propaganda; in questo spettacolo scava nel passato di sua nonna, Magda Toffler, di cui si scoprono, solo dopo la morte, le origini ebraiche e una vita passata a nascondersi. Un testo biografico, dunque, che affonda nelle memorie dimenticate, evocando il silenzio dei secoli e intrecciando storia personale e collettiva, riflessione ed emozione.



