Corpi in transito
Sguardi sul contemporaneo
2024
INTRODUZIONE
L’unico corpo che non mente Paola Tripoli
Corpi in transito Maddalena Giovannelli, Francesca Serrazanetti
I– SGUARDI
C’era una volta il corpo Maddalena Giovannelli
La vecchiaia in scena Rossella Menna
Oltre i confini del corpo (umano) Francesca Serrazanetti
La voce può colpire, Roberta Ferraresi il silenzio anche: sull’essere tramiti Roberta Ferraresi
II -INTERVISTE
Danzare oltre il corpo. Francesca Serrazanetti
Intervista ad Arkadi Zaides
Il corpo è presente, ma odora di passato. Maddalena Giovannelli/Rossella Menna
Intervista a Marco D’Agostin
III – POSTFAZIONE
Il corpo in bilico Carmelo Rifici
IV – GLI SPETTACOLI
V – LE AUTRICI e GLI AUTORI
Corpi in transito
Maddalena Giovannelli, Francesca Serrazanetti
Corpi cyborg, estensioni tecnologiche, avatar: mai come oggi, il corpo si trova al centro di processi trasformativi che mettono in discussione, oltre che i suoi confini fisici, la sua stessa definizione. Il corpo in carne ed ossa sembra sempre più spesso estromesso dalla vita pubblica, mentre i suoi simulacri digitali divengono il centro di comunicazioni politiche, dispositivi di violenza, rappresentazioni di altre identità.
In questo orizzonte, un ruolo sempre più complesso spetta alle arti performative, che spesso indagano e portano all’estremo il concetto di “presenza”. Cosa significa, nell’era del digitale, essere insieme nel “qui e ora”? E cosa resta della capacità del performer di essere “effervescenza”, energia pura che si dispiega davanti ad altri corpi fisici? E ancora: oggi è più eversivo trovare forme iper-contemporanee per
far vivere in scena il corpo virtuale, o al contrario riuscire a “scollegare” lo spettatore dal paesaggio mediale in cui è immerso? Le domande, che si irradiano dagli studi sulla performance per arrivare a comprendere in senso più ampio il delicato momento storico che stiamo vivendo, sono molte. Per questa ragione, abbiamo scelto un titolo capace di aprire come un prisma alcune di queste questioni: “Corpi in transito”. L’espressione allude alla condizione del corpo nella scena del contemporaneo, nella sua complessità: un corpo in transito tra presenza e assenza, tra fisicità e virtualità, tra scomparsa e nuove ossessioni. Questo volume, che si colloca come ponte tra le edizioni 2024 e 2025 del FIT Festival, raccoglie alcune riflessioni sul tema e prova a fornire alcune provvisorie risposte. Per il nono anno consecutivo, il FIT diventa così occasione per aprire uno spazio di indagine guardando da un lato alla programmazione del Festival, dall’altra al più ampio panorama delle arti performative, includendo riflessi su artisti e artiste della scena contemporanea. I saggi raccolti indagano alcune di queste transizioni: dalla dissoluzione del corpo attoriale (in Bérénice, Isabelle Huppert/Romeo Castellucci) ai dispositivi esperienziali che fondono performance e cultura rave (Maddalena Giovannelli); dalla scena della vecchiaia e della fragilità come nuovi orizzonti identitari, alla memoria come espansione del corpo fisico (Rossella Menna); dal corpo umano alle sue rappresentazioni edespansioni post-organiche (Francesca Serrazanetti); fino alla riflessione sulla voce, il silenzio e la rarefazione della presenza in artisti come Boris Nikitin ed Elena Boillat (Roberta Ferraresi). In ognuno di questi percorsi, ciò che è in gioco è una ridefinizione delle coordinate percettive e relazionali che hanno tradizionalmente governato il rapporto tra corpo, scena e spettatore. E proprio sul corpo del pubblico, e sulla sua irrinunciabile presenza, riflette nel suo testo di apertura Paola Tripoli. Per ampliare i punti di vista, abbiamo chiesto a due protagonisti del panorama performativo internazionale di condividere suggestioni e appunti sul corpo nella loro pratica artistica.
Le interviste ad Arkadi Zaides (che al FIT ha presentato The Cloud nel 2024, ma anche Necropolis nel 2021) e Marco D’Agostin (che sarà al FIT 2025 lunedì 6 ottobre con Asteroide) mettono in evidenza come i nuovi paesaggi performativi vedano nel corpo solo uno dei possibili dispositivi della scena. Guardare alle risposte degli artisti, dentro e fuori dal palco, è del resto un ottimo modo per immaginare il futuro. “I corpi che incontro” – scrive Walter Siti nel suo recente C’era una volta il corpo (Feltrinelli, 2024) – “sono corpi in transizione; non nel senso consueto di transizione di genere, ma perché rappresentano le avanguardie dei corpi futuri”. A quelle avanguardie crediamo (e speriamo) la scena contemporanea continui a guardare con curiosità e apertura.
