INTRODUZIONE
Siamo al giro di boa? Paola Tripoli
Spegnere le luci, per accenderne nuove Maddalena Giovannelli, Francesca Serrazanetti
I– SGUARDI
Ritratti, autoritratti, affreschi Rossella Menna
Le grammatiche dell’autofiction Maddalena Giovannelli
Dentro e fuori la scena: carotaggi di realtà Francesca Serrazanetti
Quel che resta del Novecento: memoria e futuro del teatro Roberta Ferraresi
II – TRE DOMANDE ALLE ARTISTE
Ricerca, Trasmissione, Canone
Roberta bosetti
Daria Deflorian
Angela Dematté
Cristina Kristal Rizzo
III – POSTFAZIONE
Il Novecento che fatica ad andarsene Carmelo Rifici
IV – GLI SPETTACOLI
V – LE AUTRICI e GLI AUTORI
Spegnere le luci, per accenderne nuove
Maddalena Giovannelli, Francesca Serrazanetti
«Ogni atteggiamento di rifiuto per prima cosa deve spegnere le luci, fare tabula rasa, lavagna vuota», scriveva nel 1978 il critico Roberto De Monticelli sulle pagine del “Corriere della Sera”.
Quando, nel 2016, abbiamo avviato il progetto editoriale “Sguardi sul Contemporaneo” intorno alla programmazione del FIT, ci è subito parso evidente che la scena internazionale stava spegnendo le luci sulle forme acquisite della rappresentazione spettacolare per accen- derne di nuove. Nelle pagine che scrivevamo e, ancor prima, nei dialoghi fuori dalle sale, registravamo stupore e interesse per nuovi codici e per inedite articolazioni della dialettica realtà-finzione.
Oggi, a soli otto anni di distanza, quelle nuove forme sembrano essersi di fatto affermate come un nuovo canone della scena. Nessu- na sorpresa, dopo tutto: la storia delle arti potrebbe essere racconta- ta come il susseguirsi di continui cicli, in cui l’affermazione di nuove tendenze diventa uno “status quo” da superare e abbattere attraverso nuove ondate di sperimentazione. Ma ci pare che negli ultimi anni il fenomeno sia avvenuto con sorprendente rapidità, tanto che a tratti sembra ancora difficile distinguere la ricerca del nuovo dalla rielaborazione di formati acquisiti.
Ma di cosa sono sintomatici gli equilibri e i rapporti di forza che si instaurano tra tradizione e innovazione? Una così rapida acquisi- zione di grammatiche e possibilità linguistiche è segno di una scena duttile e vitale, oppure di un sistema fagocitante che assorbe ed esaurisce le potenzialità della ricerca?
Le questioni sono ampie e interrogano da vicino chi, come Carmelo Rifici e Paola Tripoli, ha il compito di disegnare una programmazione aperta alle novità, capace di farsi specchio della società e delle sue trasformazioni. Ancora una volta il palinsesto sperimentale del FIT – in stretto dialogo con la stagione del LAC, che a quella spe- rimentazione attinge, senza dimenticare le esigenze di un pubblico più ampio – si mostra come un osservatorio ideale per rispondere
a queste domande. Abbiamo dunque provato, con quattro diverse prospettive di studio (a cura di Rossella Menna, Maddalena Giovan- nelli, Francesca Serrazanetti, Roberta Ferraresi) a individuare alcuni elementi di questo nuovo canone: la memoria e il corpo come archivio, le pratiche attorali, l’uso del video, la sintassi della narrazione autobiografica, la riduzione simbolica dell’apparato visivo, la rifrazione del quotidiano sulla scena.
Accanto alla riflessione teorica e all’osservazione degli spettacoli, abbiamo guardato i meccanismi con cui questi cicli prendono forma dall’interno, nella pratica di artisti e artiste. La ricerca di nuo- vi linguaggi e grammatiche e la loro acquisizione entra sempre in relazione con il tentativo di trasmetterli: ma è possibile la tra- smissione della ricerca? E se sì, non rischia di dare vita a pura ripeti- zione di forme? Come lasciare spazio a letture e interpretazioni delle nuove grammatiche acquisite?
A ragionare su questi temi abbiamo invitato alcune delle artiste incontrate intorno agli spettacoli del festival. Daria Deflorian, Angela Dematté, Cristina Kristal Rizzo offrono allora, nelle ultime pagine del volume, il loro sguardo e la loro esperienza sui tre termi- ni che abbiamo individuato come guida per i nostri interrogativi: ricerca, canone, trasmissione. Con la consapevolezza che proprio il loro ciclico rincorrersi (la ricerca afferma un nuovo vocabolario; la trasmissione, attraverso l’apprendimento e la copia in bottega, contribuisce a cristallizzare un canone; una nuova ricerca lo abbatte) garantisce la vitalità della scena e dell’arte.
